La tigre e la neve
Week end d’autunno, sabato sera da cinema. Sono andata a vedere l’ultimo lavoro di Benigni. A dir la verità non sono una sua grande fan, mi ricordo solo le risate con “Non ci resta che piangere” e le lacrime con “La vita è bella”.
Attilio è un poeta (Benigni) innamorato di Vittoria (Nicoletta Braschi) e pronto a tutto per conquistarla. La sua tenacia lo condurrà fino a Bagdad, dove le salverà la vita incurante di ogni pericolo.
Poesia, amore e guerra quindi. Sono tre temi importanti che hanno un campo infinito di rappresentazione, di emozioni da descrivere e di immagini da veicolare.
Ho apprezzato molto la scena della lezione di poesia all’università. Attilio ci dice che la poesia è nata quando qualcuno ha cominciato a scegliere le parole, quindi la scelta è la chiave di tutto, ciò che fa la differenza tra dire e suscitare un’emozione.
La storia d’amore è il filo conduttore del film ma non c’è spazio per le lacrime, solo una riflessione sulla forza del sentimento che fa scavalcare mari e monti, affrontare pericoli e magari anche una guerra. Che salva la vita e non ha bisogno di un "grazie". Se lei morisse, ci dice, potremmo spegnere tutti gli ingranaggi, anche la luce, quel sole meraviglioso che ama non servirebbe più perchè non potrebbe illuminarla. Per lui finirebbe tutto se lei non ci fosse più. Un inno all’amore, che è la vita stessa.
La guerra in Iraq è uno sfondo, non c’è presa di posizione vera e propria, ma soltanto un interrogativo senza risposta: perché sotto un cielo stellato come quello di Bagdad la gente si ammazza invece che coglierne lo splendore? La poesia non tollera l’orrore della guerra, la trova volgare e di fronte alla distruzione molti dei suoi esponenti scelgono la morte. E’ il caso di Fuad (un Jean Reno ospite e troppo ai margini).
Godibile, leggero forse con un’intensità potenziale che poi non si è espressa del tutto nella regia, nelle immagini e nei dialoghi.
Azzecato e tattico il Padre nostro recitato ad Allah.
Lui tigre, grintoso, energico e rumoroso. Lei neve, candida, fredda, leggera e senza suono, come un fiocco bianco che si posa a terra.
Un tranquillo week end di…
Serenità, direi. I miei fine settimana condizionano fortemente l’andamento del resto dei giorni. Se il week end va storto non ce n’è, torno dalle valli bresciane incazzata nera, mi faccio un paio d’ore di coda sull’A4 imprecando contro i gitaioli della domenica, contro me stessa per non aver preso il treno e contro chi so io per non amare le 4 ruote. E mi trascino i postumi per un po’.
Poi ci sono quei fine settimana, come questo, in cui non accade niente di speciale ma riesco a rilassarmi, a non pensare a niente, a godermi una passeggiata, una cena o a stare semplicemente tra le braccia del mio amore. Allora il percorso sull’A4 diventa un piccolo viaggio, riesco a vedere dei tramonti splendidi sui campi, ad ascoltare un po’ di musica, a immergermi nei miei pensieri e a farmi cullare dalla velocità.
Ho percorso quella strada con tutte le condizioni meteorologiche possibili e a tutte le ore, in alcuni casi più volte al giorno. Mentre guidavo ho pianto, riso e cantato a squarciagola. A volte scappavo da Milano, a volte correvo via da Brescia. Altre volte semplicemente andavo da lui. E’ una questione di prospettive emotive.
Su quella strada c’è talmente tanto di me che a volte mi sembra di viaggiare da sola e che le altre auto facciano parte del paesaggio, salvo poi che mi tocchi frenare di colpo per salvarmi la pellaccia!
Oggi ho guidato verso Milano con la pace di chi per due giorni non ha cercato nulla, non ha guardato a domani ma ha semplicemente vissuto ogni momento per quello che era.Sarà una settimana all’insegna del presente? Vedremo…
Namastè
E' un saluto tibetano, equivale al nostro "ciao" ma si pronuncia unendo i palmi delle mani e facendo un leggero inchino col capo. In realtà quello che si comunica è molto più profondo di un ciao, significa riconoscere il divino che è in te, in chi hai di fronte e nell'universo...
L'ho imparato oggi, insieme ad un'altra piccola lezione:Solo la conoscenza unita alla consapevolezza porta alla realizzazione, cioè alla comprensione.Namastè.
Perchè questo blog
Ad ogni respiro: perchè vivere non è tirar sera, ma essere consapevole di ogni gesto, di ogni minuto che scorre, di ogni emozione, di ogni respiro.
L'immagine: Kenya, savana, agosto 2005. Un viaggio nella culla dell'umanità e un viaggio dentro di me. Ho portato a casa colori, profumi, amarezze, piccoli visi incantati da una mano che saluta o che dona il più stupido degli oggetti. Ho ascoltato i rumori di un paesaggio in cui terra e cielo si toccano per 180°, in cui le stelle sembrano così vicine da poterle toccare. Ma soprattutto ho riportato a casa la parte di me che si era persa, trascinata dagli eventi, dalle convenzioni e dai timori, che aveva smesso di "sentire" e di ascoltarsi.
La poesia: Le coincidenze a volte sono talmente strane che sembra che qualcuno ti stia mandando un messaggio o un segnale. Mi sono imbattuta in quei versi nel momento in cui avevo bisogno di sentirmi dire esattamente quelle parole, a gran voce e con convinzione. Era giugno 2005.
Questi tre elementi sono la sintesi di ciò che mi frulla per la testa in questo strano periodo, fatto di aspettative che lottano con la realtà, di piccoli e grandi desideri, di scelte difficili ma corenti con ciò che sono e voglio essere. Questo spazio per esprimere, condividere e poter rileggere i miei pensieri, così da non perderli, così da poterli guardare.
Ricomincio da qui
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi e' infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce. Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicita'.
Pablo Neruda